Pietra di Apricena o autentica pietra di Trani: perché ne resta poca e come controllare la cava
La pietra di Trani cavata a Trani l'hanno ancora in pochi: nel 2018 le cave da taglio autorizzate nel comune erano 21, di circa 17 ditte.

In sintesi
- La pietra di Trani cavata a Trani l'hanno ancora in pochi: nel 2018 le cave da taglio autorizzate nel comune erano 21, di circa 17 ditte.
- Legambiente Trani conta nel comune oltre duecento cave dismesse, e una cava autorizzata non è per forza in produzione.
- Il nome «pietra di Trani» non è tutelato, e con quel nome è stata venduta anche pietra cavata ad Apricena.
- La provenienza si controlla chiedendo per iscritto la località della cava e l'etichetta CE con la denominazione UNI EN 12440.
La pietra di Trani cavata a Trani oggi l'hanno ancora in pochi. Nell'elenco regionale delle cave aggiornato al 2018, il comune di Trani ha 21 cave da taglio autorizzate, intestate a circa 17 ditte. Nel 2021 Legambiente Trani contava nel comune oltre duecento cave dismesse.
Molti lavorano questa pietra e pochi la cavano. Il nome «pietra di Trani» non è tutelato da un'indicazione geografica, e con quel nome è stata venduta anche pietra cavata ad Apricena, sul Gargano. La provenienza va quindi chiesta per iscritto e controllata sui documenti prima dell'ordine.
Quante cave di pietra restano a Trani
L'elenco delle cave del Servizio attività estrattive della Regione Puglia porta la data del 2 marzo 2018. Per il comune di Trani riporta 28 cave autorizzate. Di queste, 21 sono di calcare da taglio, cioè pietra per blocchi e lastre, e 7 di calcare per inerti.
Autorizzata però non vuol dire in produzione. Il Piano regionale delle attività estrattive, il PRAE, chiama attive le cave con l'autorizzazione alla coltivazione in corso di validità. L'elenco registra quindi i permessi, e sui blocchi estratti ogni anno non dice nulla. Nel 2018 le cave da taglio al lavoro nel comune potevano essere al massimo 21.
Nei comuni vicini le cave di calcare da taglio autorizzate erano meno. Minervino Murge ne aveva 11, Ruvo di Puglia 10, Bisceglie 4, Corato 2, Andria e Barletta una ciascuna. Sul Gargano, fra Apricena, Poggio Imperiale e Lesina, erano autorizzate 25 cave, tutte da taglio.
Lo stesso elenco segna a Trani 7 cave chiuse e recuperate, e non riporta quelle abbandonate senza recupero. Il conto di Legambiente, oltre duecento, mette insieme le cave dismesse che avevano un'autorizzazione e quelle che non l'hanno mai avuta.
Il PRAE, approvato nel 2010, mette il giacimento marmifero di Trani fra le otto aree pugliesi degradate da attività estrattive passate. Lì l'attività di cava è subordinata all'approvazione di un piano particolareggiato. Nel settembre 2025 la Regione ha assegnato al Comune di Trani 100.000 euro per quel piano. Nel luglio 2026 ha incontrato gli otto comprensori per riprendere il percorso verso i piani.
Chi cava la pietra e chi la lavora
Per Legambiente e per la scheda europea Eurolithos, il bacino di Trani è stato il più vasto giacimento calcareo della Puglia almeno fino alla fine degli anni Ottanta. Oggi pesa soprattutto per la lavorazione. Qui ha sede circa il 40% delle aziende pugliesi che trasformano la pietra.
Secondo Eurolithos molti interessi, oggi, vanno oltre la cava. Si concentrano sulla lavorazione dei blocchi e sulla vendita dei prodotti finiti.

Una segheria può lavorare blocchi comprati da cave di altri. Un articolo della rivista Marmi Graniti Pietre raccontava che i blocchi grezzi di Apricena non lavorati sul posto finivano in gran parte a Carrara, Trani e Verona. Dal bacino di Apricena esce il 90% dei materiali lapidei estratti in Puglia secondo la Regione, cifra pubblicata senza anno di riferimento.
Cosa arriva sul mercato con il nome di Trani
Che la pietra di Apricena sia stata venduta come Trani lo si legge anche in fonti di Apricena. Il sito del Comune scrive che i marmi e le pietre locali sono «spesso diffusi come trani». Nel febbraio 2011 la rivista Sudest ricordava che quella pietra, all'inizio poco conosciuta, fu «addirittura commercializzata sotto il nome di Trani».
Nel Rapporto cave 2014 Legambiente pubblica la foto di una cava con questa didascalia: «Sito estrattivo della pietra di Trani nel comune di Apricena». Le due pietre sono calcari di bacini e formazioni geologiche diversi. Il confronto tecnico fra le due lo trovi nel nostro articolo su pietra di Trani o pietra di Apricena.
Anche i nomi delle varietà si sovrappongono. Secondo le fonti geologiche e i produttori di Apricena, serpeggiante e filetto rosso sono varietà del bacino di Apricena, come fiorito e silvabella. Compaiono però spesso negli elenchi della pietra di Trani. I nomi bronzetto e biancone si usano in tutti e due i bacini.
Dal 1° dicembre 2025 il regolamento UE 2023/2411 permette di chiedere l'indicazione geografica anche per i prodotti artigianali e industriali, pietre naturali comprese. Le prime quattro domande italiane accolte dal Ministero, nel luglio 2026, riguardano vetro, merletto, corallo e cammeo. Per la pietra di Trani non risulta alcuna indicazione registrata.
Esiste invece il marchio regionale «Pietre di Puglia», di proprietà della Regione. Il suo regolamento chiede che la pietra sia stata cavata e segata in Puglia. Vale quindi per Trani come per Apricena, e da solo non dice da quale bacino arriva la lastra.
Come verificare la provenienza prima di comprare
A occhio la provenienza non si stabilisce con sicurezza. Il riconoscimento tecnico si fa in laboratorio, con l'esame petrografico secondo la norma EN 12407.
Prima dell'ordine contano quindi i documenti. La norma UNI EN 12440, in vigore dal 14 dicembre 2017, fissa i criteri per dare un nome alle pietre naturali. Il nome comprende nome tradizionale, famiglia petrografica, colore tipico e luogo di origine. Sul marchio CE di una pietra estratta in Europa devono comparire questa denominazione e il fabbricante.
Il regolamento europeo sui prodotti da costruzione 2024/3110, applicato dall'8 gennaio 2026, mantiene la marcatura CE e la dichiarazione del fabbricante. Al fornitore puoi chiedere per iscritto questi documenti.
- La dichiarazione di prestazione e l'etichetta CE, con la denominazione completa e il luogo di origine.
- La cava, o almeno la località di estrazione, da confrontare con l'elenco regionale delle cave.
- I rapporti di prova intestati alla stessa denominazione della pietra che compri.
- Il documento di trasporto, con la stessa denominazione scritta nel preventivo.
- Un campione della partita e, se puoi, una visita in segheria per vedere i blocchi.
La Stone Federation britannica raccomanda che ogni campione riporti nome tradizionale, località della cava, paese di origine e famiglia petrografica. Se il fornitore non può o non vuole dare queste informazioni, consiglia di scegliere un'altra pietra.
La provenienza dichiarata ha anche un peso legale. L'articolo 515 del codice penale riguarda la consegna all'acquirente di una cosa diversa da quella dichiarata o pattuita «per origine, provenienza, qualità o quantità».
Perché la provenienza conta in cantiere
Le partite successive di pietra non hanno mai esattamente lo stesso tono. Per questo il materiale di un pavimento va ordinato tutto in una volta, con qualche lastra di scorta della stessa partita.
Noi siamo fra i pochi che la cavano ancora. La pietra di Trani la estraiamo dalla nostra cava a Trani e la lavoriamo nella nostra segheria dal 1994. Comprando dal produttore la partita resta la stessa dall'inizio alla fine del cantiere, e i pezzi speciali come soglie, gradini e davanzali escono dagli stessi blocchi del pavimento.

La provenienza pesa ancora di più quando la pietra nuova va accanto a quella già posata. Per gli edifici storici del cratere aquilano valgono le linee guida del Ministero della Cultura. Per rifare elementi come i cornicioni indicano materiali simili agli originali «per dimensione, forma, composizione, colore». La Carta di Venezia del 1964 aggiunge che le parti nuove devono integrarsi nell'insieme e distinguersi dalle originali.
In casa succede lo stesso in scala ridotta. Se prolunghi un vecchio pavimento in pietra di Trani in una stanza nuova, confronta il campione con le lastre posate e con la luce di quella stanza.
Per strade e piazze il regolamento edilizio di Trani del 2019 chiede attenzione ai materiali tradizionali. In via subordinata, nei contesti contemporanei, ammette «materiali della tradizione pugliese» come travertini, pietra di Trani, Apricena, pietra serena e pietra lavica. La provenienza resta quindi una scelta del committente, e conviene scriverne la località nel capitolato.
Domande frequenti
In quali località si trovano le cave di Trani?
Nell'elenco regionale del 2018 le cave da taglio autorizzate del comune stanno in località come Sant'Elena, Casa Rossa, Santa Lucia, Carracca e Pontelama. Compaiono anche Fondola, Lamamare, Ponzomirro, Sant'Angelo e Santa Perpetua. Fra le cave chiuse e recuperate figurano Ponte Lama, Montericco, Casamassima e Gesù Maria.
Una segheria di Trani lavora solo pietra cavata a Trani?
Non per forza, perché una segheria può comprare blocchi anche in altri bacini. La località di estrazione della tua partita va scritta sui documenti, dal preventivo al documento di trasporto.
La pietra cavata a Trani costa di più di quella di Apricena?
Le fonti pubbliche non mostrano una differenza di prezzo costante fra le due pietre. Il prezzo dipende da selezione, finitura, spessore e formato, e da solo non dice nulla sulla provenienza.
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Che differenza c'è fra pietra di Trani e pietra di Apricena
La pietra di Trani si cava nelle Murge settentrionali, nel Calcare di Bari, quella di Apricena nel Gargano occidentale. Biancone e bronzetto sono nomi usati in tutti e due i bacini.

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